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Le pagine "Investire in Arte" della sezione CULTURA & NEWS sono un'interessante raccolta di stralci di articoli, presi dalle maggiori riviste nazionali a carattere finanziario e non, che trattano l'argomento dell'investimento in arte.
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Dettaglio esposizione
Landscapes
Klaus Karl Mehrkens
1 ... 22
aprile 2006
I paesaggi, nella loro essenza di realtà pensata e resa credibile
in virtù di un colore che le dà corpo, sono per Klaus
Karl Mehrkens uno splendido pretesto utile ad affermare il suo rapporto
col mondo in una relazione intensa tra fisicità e pensiero,
luminosità atmosferica e luce interiore. L'artista ritrova nella
sua matrice d'origine il gusto per un colore capace di raccontare,
evocare e tradurre personali tensioni, riflesse poi sulla pagina dipinta
con l'immediatezza tipica della vena espressionista, filtrata attraverso
la condizione primaria, quella della poesia.
"Landscapes" è un
complesso di opere che, nella liquidità di un colore vicino
alla consistenza dell'acquerello, crea varchi di ricognizione verso
non-luoghi, ossia verso aree di energia pura dove si riconosce l'ambito
della fisicità proprio nel momento in cui essa sembra svaporare
in epifanie magmatiche, qualche volta ricondotte al senso del credibile
solo da una minima nervatura del disegno, prodotto anche a posteriori,
immediatamente dopo la stesura cromatica.
La rassegna "Landscapes", che inquadra uno dei tanti aspetti
dell'arte di Mehrkens, i paesaggi, imprime allo spazio la dinamica
dello sguardo sospinto a correre su declivi e crinali di colline, a
cogliere il potere radiante del giorno, impreziosito da un sole sempre
diverso. La scintilla generatrice dell'evento non sta nella pura realtà,
ma proprio nella sostanza psicologica e mentale del soggetto creante,
che ha sedimentato dentro di sé una serie cospicua di possibilità luministiche,
ha "respirato" tutta una serie di situazioni che si sono
impresse nella sua memoria lasciando una traccia profonda, sulla quale
va ad incidere il guizzo perentorio della creatività; questa è impegnata
a far fluire sulla superficie il cumulo di sensazioni che trovano puntuale
rispondenza in una cromia sempre diversa.
I "landscapes" sono allora opportunità per rendere
visibili le parti più segrete dell'individuo, quell'intreccio
di emozioni e sentimenti che vengono allo scoperto proprio a contatto
con la realtà; questa, peraltro, a opera finita, scompare con
i suoi lineamenti riconoscibili e diventa "altro", un territorio
dove si incontrano in bella armonia colore, luce e segno. La consistenza
medesima del colore si fa a tratti unitaria sfiorando una dimensione
monocroma, se non fosse per quelle minime vibrazioni in trasparenza
che ne modificano struttura e densità, presentandosi in alcuni
punti in morbida stesura, in altri in scattante fraseggio, ossia scrittura
dello spazio che viene imbrigliato da un reticolo fitto di tracce sottopelle;
esse sono rivelatrici di una gestualità, accesa sui ritmi impressi
da un'idea di paesaggio, che prende forma sotto gli occhi del pittore
offrendosi come immagine allo stato nascente, qualche volta difficilmente
prevedibili nella strategia compositiva.
Le opere si caratterizzano spesso per gli orizzonti alti, che dilatano
lo spazio di una prospettiva appena accennata; il colore poi, estremamente
diluito, contiene la forza di un impasto a volte denso e corposo, altrove
assottigliato fino all'allusione di una carezza alla superficie dipinta.
Ma il piano di registrazione è anche il campo dove si fa sentire
alta la temperatura di una necessità, quella di convogliare
la foga espressiva in un perimetro di calcolate tensioni e di accese
scansioni, che trovano sicura norma durante il procedimento creativo,
mentre si depositano sulla tela o sulla carta. Lo slancio costruttivo
parte da un'unica tinta, allargandosi poi ad accorpare diverse tonalità della
medesima oppure colori armonici, che innescano un gioco di luminosità diffusa.
Un minimo elemento figurale a volte si accampa sulla tela con grado
di riconoscibilità appena percettibile, come immerso in un magma
di colore in movimento, dove gestualità e segni (dai filamenti
alle circolarità) emergono in superficie. Mehrkens capovolge
i termini del procedimento pittorico disegnando una minima traccia
figurale dopo aver dislocato il colore che vive momenti di forte condensazione
e attimi di leggerezza e tenuità, in cui si afferma la valenza
transitiva, dell'andar oltre, di penetrare il diaframma letterale per
cogliere l'essenza del reale. I suoi orizzonti molto alti sembrano
mutuare i colori del ciclo nella parte terrestre, dove accenni a rilievi
e fasi di aggrovigliamento gestuale creano movimento di linee attorno
a un nucleo, che è solitamente il punto di partenza per l'avventura
creativa. L'artista ha un'esigenza sentita di misurarsi con la forza
del colore, nel quale rinviene situazioni di assonanza con la realtà anche
quando non pensa in fase progettuale al mondo fisico.
Questo è impresso nella sua memoria in un persistente presente
di sensibilità visiva e di aderenza climatico-atmosferica. Nella
scansione geometrica degli spazi e nell'allineamento dei piani, Klaus
Karl Mehrkens distende il colore che, nella sua liquidità, conquista
spazio sotto l'azione dell'autore stesso. La logica compositiva contempla
soltanto la condizione primaria dell'elemento cromatico, come nucleo
che scardina la logica del riconoscibile per trasferirlo in un'aura
dell'appena percettibile, facendosi segno e strumento per un'avventura
dello stesso fruitore, colpito da segnali iconici duttili nel loro
trasformarsi in evidenze di luce e atomi di fisicità impalpabile.
L'opera dell'artista vive su una seducente ambivalenza: da una parte
sembra proporci scenari derivati dalla memoria di porzioni d'esistente,
dall'altra si fa narratore dell'invisibile, muovendo dall'orizzonte
delle percezioni quotidiane per colloquiare con un altrove che disdegna
qualsiasi identificazione rassicurante.
Enzo Santese
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