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"Decollages"
(a cura di Enzo Santese)


Provincia di Udine
Assessorato alla Cultura


Città di Tolmezzo
Assessorato alla Cultura

Mimmo Rotella

Palazzo Frisacco
Città di Tolmezzo (UD)
10 novembre 2007 ... 12 gennaio 2008

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"Marilyn cosmopolitan"
2003
decollage
cm. 97x70

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn cosmopolitan" - 2003 -  cm. 97x70
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"Marilyn in Tokjo"
2003
decollage
cm. 95x70

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn in Tokjo" - 2003 -  cm. 95x70
Dettagli sull'opera
 

Se c’è un artista che nella seconda parte del Novecento supera le strettoie del provincialismo per proiettarsi in una dinamica davvero internazionale, questo è Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006). La sua vicenda esistenziale parte dalla Calabria, sua terra d’origine, da cui si muove nel 1945 per stabilirsi a Roma. La svolta nella vita di uomo e di artista la genera la borsa di studio a lui assegnata dalla Fulbright Foundation, che gli consente di frequentare la prestigiosa Università americana di Kansas City. Qui nella Facoltà di Fisica realizza un pannello murale e registra alcuni poemi fonetici, o “peristaltici” (secondo la definizione dell’autore stesso). E’ un modo per segnalare la propria tensione creativa in una ricerca d’avanguardia, che spazia su discipline diverse. La conferma arriva subito dopo, nel 1952, quando su invito della Harvard University si impegna in una performance di poesia fonetica, suscitando curiosità e consensi.

"Marilyn bolero"
2003
decollage
cm. 97x70

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn bolero" - 2003 -  cm. 97x70
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"Marilyn quick"
2003
decollage
cm. 100x66,5

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn quick" - 2003 -  cm. 100x66,5
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Tornato in Italia, concepisce e mette in pratica la tecnica del décollage, consistente nello strappo dei manifesti pubblicitari affissi sulle strade cittadine; questi frammenti, sia sul recto che sul verso, sono poi incollati sulla tela. E’ un modo per cogliere a fondo i segnali della realtà urbana e piegarli a un progetto estetico, con significativi risvolti filosofici. Eccentrico per natura, ma con quella dose di intelligente autoironia che spegne sul nascere ogni eventuale appunto sui suoi comportamenti, ha la genialità che gli consente di anticipare alcune acquisizioni della ricerca nello scenario mondiale dell’arte; la pop art ha infatti in Rotella uno dei suoi antesignani. A Parigi numerosi sono i tentativi di accreditare il primato ad alcuni giovani artisti francesi che, alla metà degli anni ’50, cominciano a strappare i manifesti dai muri e a portarli come opere d’arte nelle occasioni espositive; secondo il parere autorevole di Germano Celant, Mimmo Rotella per primo ha iniziato a Roma questa pratica, eleggendola a metafora di conoscenza, a modalità di approccio ai ritmi di comunicazione nell’ambito cittadino.

"Marilyn sport"
2003
decollage
cm. 100x70

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn sport" - 2003 -  cm. 100x70
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"Marilyn sorriso"
2003
decollage
cm. 121x100

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn sorriso" - 2003 -  cm. 121x100
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Dal 1958, gradualmente, passa dalle composizioni astratte a quelle chiaramente leggibili, sempre realizzate a décollage; è la stagione che comprende la serie “Cinecittà”, del 1962 e quella dedicata alle stelle del cinema e ai personaggi noti (tra cui “Marylin calda”, del ’63). La definitiva consacrazione internazionale arriva a Rotella dal critico Pierre Restany, che nel 1961 lo invita al gruppo dei Nuoveaux Réalistes; tra questi Raymond Hains, Jacques Mahé de la Villeglé e Francois Dufrene utilizzano per le loro opere i manifesti pubblicitari. “Il mondo come un quadro – afferma il teorico del movimento -, il capolavoro fondamentale dei cui frammenti, dotati di significato universale, essi si appropriano. Ci mostrano il reale nei diversi aspetti della sua totalità espressiva.” L’opera dell’artista calabrese ben si sintonizza con questo pensiero, con la sua carica segnaletica per tutto ciò che la città può ispirare a livello di creatività collettiva. Sui muri c'è la potenzialità di progetti che covano in uno spazio estetico dalle molteplici sollecitazioni culturali: un livello di comunicazione che spettacolarizza la propria presenza reclamando una risposta, come reazione al messaggio, che Rotella affida appunto al décollage. Lacerando la carta, si impossessa di realtà mitizzate dal grande pubblico e le riconduce al livello di oggetti concreti. Trasferitosi a Parigi, nel 1964 si applica alla messa a punto di una nuova tecnica, la Mec Art, l’arte meccanica, con cui crea opere ricorrendo a procedimenti meccanici su tele emulsionate.

"Marilyn hope"
2003
decollage
cm. 126x98

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn hope" - 2003 -  cm. 126x98
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"Kriminal"
1966/1967
artypo
cm. 100x140

Mimmo Rotella - artypo - "Kriminal" - 1966/1967 -  cm. 100x140
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Tale nuovo modulo operativo conferma “oltretutto l’attitudine all’interesse per la fotografia e per i processi di fotoriproduzione meccanica, che pervade quasi tutta l’opera.” Ma la sperimentazione è un rovello che anima sempre la sua azione: gli Artypo sono un ulteriore passo. “Andavo nelle tipografie - racconta in un’intervista – prendevo le prove di stampa, dove c’erano le immagini sovrapposte, le buttavo sul telaio e le facevo plastificare, per dare un senso più tecnologico.” Nel 1980 si stabilisce a Milano; in quegli anni nascono le “Coperture”, manifesti pubblicitari che nascondono l’immagine sottostante, in un intento simbolico e concettuale insieme: anche dal velame del tempo (le carte) trapelano i volti di una comunicazione, che sui muri della metropoli è stata cancellata dalle stagioni e dall’uomo. Girare per la città e farsi attrarre dalla seduzione dei cartelloni pubblicitari è un fatto piuttosto abituale; Mimmo Rotella rovescia i termini della questione e attrae a sé quei richiami strappandoli dai muri e inserendoli in un contesto, che diventa un proprio album di emozioni, provate a contatto con personaggi che hanno alimentato l’immaginario collettivo. E tutto l’armamentario divistico che catalizza l’attenzione del grande pubblico, anche per questo, nelle mani dell’artista diventa uno strumento per entrare nella sfera del mito, che quei personaggi hanno contribuito a creare.

"Marilyn couple"
2003
decollage
cm. 134x100

Mimmo Rotella - decollage - "Marilyn couple" - 2003 -  cm. 134x100
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"Impression"
1999
decollage
cm. 140x98

Mimmo Rotella - decollage - "Impression" - 1999 -  cm. 140x98
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Pertanto da Marlene Dietrich a Marilyn Monroe si snoda tutta una teoria di presenze che hanno caratterizzato il mondo della celluloide per decenni, finendo per diventare stereotipiguida anche nei comportamenti di ogni giorno: lo strappo è una sorta di metafora collegata all’offesa del tempo; questa fa sì che queste immagini siano vissute in un consumo di esistenza, leggibile anche nella frammentazione del manifesto. Il processo di riconquista dell’unicità avviene mediante l’azione di incollatura sulla superficie dell’opera e il conseguente strappo dal basso verso l’alto, per cui il risultato è una manipolazione dell’immagine, anche con interventi minimi di tratteggio, che comunque la differenziano dalle altre copie. E’ un modo per interpretare la vita urbana compressa tra cemento armato e carta illustrata, insegne e rumori. Nel fare, mostra il distacco tipico di chi abbraccia la filosofia zen, ma evidenzia anche una calda passione nel partecipare agli eventi in cui crede. Nella serie “Omaggio a Federico Fellini” (1998) l’opera finisce per essere un repertorio testimoniale di un’epoca storica del cinema. Qui “si colgono l’intensità dei gesti laceratori, gli strumenti usati nei tagli o negli strappi, la nozione di temporalità che ne emerge e la stessa concezione degli esiti spaziali, dove è abolita ogni fuga prospettica a favore di un’equivalenza complanare, nonostante che i fondi scaturiti dal vacuum degli strappi abbia quote, seppur minimamente diverse e sovrapposte.” La rassegna allinea una serie di opere appartenenti alla più recente fase del lavoro di Rotella, quella in cui si riprende i décollages sovrapponendovi anche interventi pittorici, qualche volta asserviti a un intento caricaturale, qualche altra innestati nell’immagine per dilatarne le risonanze e i rimandi significanti. Per dirla con le parole di Perre Restany, queste realizzazioni“ costituiscono l’edizione italiana di un’opera collettiva, ai miei occhi il solo vero giornale del mondo”.

Enzo Santese

 
 

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