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Nella sezione "ARTISTI", selezioniamo i migliori e più apprezzati artisti del panorama contemporaneo, dei quali offriamo le opere più rappresentative. Naturalmente, le opere devono soprattutto piacerti, e quindi cerchiamo di fornirti sempre una scelta sufficientemente ampia.
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Visita anche

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sito commerciale d'Arte
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Dettaglio esposizione

Provincia di Udine
Assessorato alla Cultura
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Città di Tolmezzo
Assessorato alla Cultura
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Giorgio Celiberti - "Grafie
dell'Anima"
Dipinti e sculture - (a cura di Enzo Santese)
Palazzo
Frisacco
Città di Tolmezzo (UD)
dal 15 settembre al 28 ottobre 2007
"senza titolo" tecnica mista su cartoncino cm. 50x70 |
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"senza titolo" serigrafia - es.n. 29/50 cm. 70x50 |
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Marcello Venturoli, uno degli critici più attenti all’opera
di Giorgio Celiberti, inquadra con nitida analisi l’essenza fondante
della sua ispirazione: “Le fonti culturali sono molteplici: dai
Totem dell’Isola di Pasqua alle maschere precolombiane ed etrusche,
dall’arte primitiva africana alle costruzioni micenee, dai mosaici
bizantini alle decorazioni, ai gioielli longobardi; però è lapalissiano
il suo baricentro nel linguaggio odierno; infatti tutta la sua archeologia,
tutto il suo Museo, non avrebbero senso senza il loro impianto d’avanguardia.” (1)
"North Carolina" tempera su tavola cm. 50x60 |
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"Gli auguri pił belli" 1988 terracotta policroma cm. 32x18 |
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Tra piano e profondità si afferma un meccanismo di ricerca
e scoperta attraverso il quale Giorgio Celiberti, intellettuale dalla
marcata vocazione al racconto e all’elegia, al canto dispiegato
e all’interiorizzazione del pensiero, realizza i contorni di
un mondo poetico, sommosso dalla particolare attitudine al segno che
incide e “ricorda”. Il livello della memoria articola una
serie di connessioni tra la storia e la cronaca, il passato e il presente,
il soggetto creante e gli “uditori che ascoltano”. Nella
vita dell’artista l’esperienza di Terezin si colloca su
un piedistallo concettuale che illumina tutta la sua riflessione: la
dolcezza e la forza della poesia contro il persistere della barbarie
nelle vicende umane; il dato della sofferenza come preludio a un riscatto
che si attua sul battito di cuori, rappresi nella solidità dell'affresco
e pronti a materializzarsi in fisicità pulsanti, dove scorre
il sangue vivo della speranza in un volo di colombe e farfalle, che
sono simboli marcati di un altrettanto nitido convincimento sulla necessità di
rigenerazione. Le scritte dei bambini sui muri del lager, vicino a
Praga, hanno prodotto un’incisione profonda, speculare nell’anima
di Celiberti, che su quei messaggi ha formulato una serie copiosa di
interventi sulla scrittura. Essa è considerata sostanzialmente
metafora di un tempo andato che si consegna all’oggi, a tal punto
da far diventare i “lettori” cittadini di un eterno presente,
reso attivo dalla realtà di dolore, dalle grida soffocate di
un’invocazione valida per gli uomini di ogni era. La mano, che
trasferisce in un simbolo grafico sulla parete il senso di una decisa
emergenza emotiva, è strumento che traduce le espressioni dell’interiorità in
tracce significanti multiple. Tra queste, dense di risonanze sono le
incisioni su piano o su corpo plastico, apparentemente filanti secondo
un ritmo sempre uguale a se stesso, in realtà variegate nella
loro struttura “logica” anche per l’inserimento di
una sola lettera o sigla-guida. Il segno è inteso come presenza
e come testimonianza, dove pigmenti colorati, rilievi e incisioni,
provenendo da tensioni diverse, convergono verso una sintesi che è l’amalgama
dell’evento compositivo, capace di accorpare le tracce in un’unica
direzione espressiva, oppure di mantenerle scisse nel valore della
loro singola fisionomia.
"Paesaggio messicano" 1956 olio su cartone telato cm. 27x35 |
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"senza titolo" tecnica mista su carta cm. 28x38 |
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I muri sono per Celiberti gli ambiti di libertà dove fluttua
il senso pieno di un’esistenza, che affida alla copiosa varietà dei
crittogrammi l’idea di una pulsante relazione verticale, tra
il passato e il mondo odierno, e orizzontale, tra l’artista e
i suoi contemporanei.
L’impronta di un universo infantile, incontaminato e lontano dalle assurdità della
storia, torna a farsi pietra di paragone con gli eventi odierni, in cui l’idea
della prevaricazione del singolo o del gruppo sugli altri caratterizza il tratto
agonistico della vita quotidiana.
Celiberti muove non solo lo spazio della memoria, ma anche quello della coscienza,
con qualsiasi materiale lavori (affresco su tela, legno, resina, cemento, acciaio,
alluminio); il tutto emerge con particolare efficacia d’impatto dalla scansione
spaziale prodotta con la sintesi tra rilievi e incisioni; queste paiono spesso
abbozzi di forme al primo stadio metamorfico, oppure esiti di un’erosione
del tempo, dove le parti in evidenza sono abbrunite nelle porzioni aggettanti,
mentre quelle scavate mostrano il tono cromatico di una materia calda, pulsante
nella sua interiorità.
"senza titolo" anni 70 tempera e mista su tavola cm. 28x41 |
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"Mele con bicchiere" 1963 olio su tela cm. 53x40 |
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Da sempre la ricerca, anche quando sembra privilegiare l’immagine
che si adagia sulla superficie, ha una nervatura plastica che illude
nell’osservatore il preludio di un passaggio verso l’acquisizione
di una corporeità tridimensionale. In effetti, la materia comincia
a crescere nelle mani dell’artista faber, che
la fa lievitare verso slanci tra terra e cielo, una sorta di tensioni
gotiche, nelle quali la matrice geometrica si smussa in superfici laterali,
in cui la foga espressiva del racconto si muove tra dramma ed energia
vitalistica, fra stupore incantato e rabbia nascosta nel brulichio
di simboli incisi. Che, beninteso, quasi mai rimandano ad alfabeti
codificati, semmai a una volontà di scandire lo spazio fisico
con un febbrile movimento di tracce, un vortice di energia che trascina
lo sguardo dell’osservatore verso un “oltre”, archetipico
e primordiale. Talora la lettura frontale dell’opera impegna
l’osservatore in un tentativo di penetrare il labirinto di tracce
e segni e connettersi al capo di un racconto che l’artista propone
lasciando al fruitore il compito di continuarlo e modificarlo in sede
di interpretazione.
La varietà di esiti va dalla rilevanza monocromatica alla policromia,
quest’ultima rilevabile soprattutto nelle opere di più piccola dimensione,
quelle da interno, capaci di una forte risonanza simbolica anche quando sono
chiuse in uno spazio domestico.
"senza titolo" serigrafia materica cm. 70x50 |
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"senza titolo" serigrafia materica cm. 50x70 |
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La stele ha per Giorgio Celiberti il significato di slancio verso
l'assoluto, mediante messaggi molteplici, affidati a un cumulo di segni,
grafie di impronta figurale e allusioni narrative per ideogrammi. Una
sorta di archeologia dell'anima torna prepotentemente in superficie
per farsi materia viva del presente, in cui l'artista - con assoluta
libertà - riduce la dimensione temporale alla linea di un grande
orizzonte, punteggiato da verticalità, che cadenzano i battiti
del suo sentimento pieno per la realtà di ieri e di oggi, per
le persone, per la loro capacità di sintonizzarsi con il silenzio.
E proprio nel silenzio sembra esplodere l'urlo, a lungo compresso in
gola, per i bambini del campo di concentramento di Terezin. La parola
si situa nell'evidenza di un'incisione sul muro e funge da elemento
connettivo tra interlocutori ideali, che abitano tempi e spazi diversi,
e fa della parete il piano di registrazione di una cronaca che diventa
storia, debordando a volte nell'epica. Pittura e scultura sono in Giorgio
Celiberti non campi distinti, ma evidenze di un'unica vocazione, quella
di coniugare scatto lirico e forza intellettuale nella messa a fuoco
dell'esistente: qui il contatto con la concretezza materica della malta
solidifica tensioni e ingabbia combinazioni cromatiche, entro cui il
bianco e il nero con le gradazioni dominanti del grigio, quasi maturato
dal tempo nelle sue tonalità, ricoprono i lacerti architettonici.
E' il caso delle finestre, un tema costruttivo molto caro all'artista,
che ha modo di proiettarvi il riverbero del proprio vissuto. L'agio
a graffiare, incidere, modulare la profondità dei segni, secondo
l'urgenza espressiva del momento creativo, ispira opere, in cui gli
elementi costitutivi della pittura e della scultura si sistemano in
un'idea di finestra, dentro una nicchia incassata, che funziona da
quadro di rilevazione della temperatura emotiva interna. Giorgio Celiberti
realizza una varietà di presenze che rispondono sostanzialmente
all'alfabeto di un immaginario, il suo, densamente popolato di richiami
a un'umanità vibrante. E “nello stesso modo – afferma
Brane Kovic - con cui l’artista ci restituisce l’origine
mitica e magica della scultura, ci introduce anche al sublime, nell’area
delle rappresentazioni dove l’impulso sensibile sollecita la
vibrazione spirituale.” (2)
Enzo Santese
1.MARCELLO VENTUROLI, I segni dell’anima: da Terezin a Praga,
nel catalogo “Celiberti – I segni dell’anima”,
Edizioni Galleria Forni, Bologna, 1989, pag. 27.
2.BRANE KOVIC, Storia, Memoria e Vita, ibidem, pag. 91.
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