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sito commerciale d'Arte
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Dettaglio esposizione
La luce tra spazio reale e virtuale

Provincia di Udine
Assessorato alla Cultura
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Città di Tolmezzo
Assessorato alla Cultura
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Antonio Sgarbossa
(a cura di Enzo Santese)
Palazzo
Frisacco
Città di Tolmezzo (UD)
dal 3 giugno al 23 luglio 2006
"Visitando Tolmezzo" 2006 olio su tavola cm. 80x90 |
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"Erika all'international dance" 2006 olio su tavola cm. 160x70 |
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Nel tratto curricolare di Antonio Sgarbossa hanno rilievo e incidenza
due fatti, capaci di imprimere nella sua evoluzione artistica il marchio
di un punto d'avvio, solido e rassicurante: prima la confidenza con
il colore ad olio assunta fin dall'adolescenza, quando viene inviato
dai genitori a "imparare un mestiere" in un laboratorio artigiano
per la decorazione di piatti in ceramica. Si può ben capire
come le competenze acquisite in quell'apprendistato contribuiscano
a una formazione di base, utile a inquadrare il nesso tra figura e
spazio, segno e colore, intervento sulla superficie e ricerca delle
risposte più adatte a rendere il piano dipinto un corpo pulsante
di forme e cromie, conquistate in una lunga attività sperimentale.
Il secondo elemento che contribuisce in maniera sostanziale a riscaldare
ulteriormente l'attenzione del pittore per il fatto creativo è l'anno
di permanenza a Neuchatel (Svizzera), dove ha modo di conoscere una
serie di artisti, che gli mostrano una grande varietà di moduli
operativi sulla superficie; la confidenza con il nudo dal vero gli
apre orizzonti e prospettive che in seguito convergono in un'adozione
del corpo, come elemento di "scrittura" dello spazio fisico;
questo esprime fin dall'inizio la capacità di diventare, di
volta in volta, ambito di accadimenti poetici, intesi come epifanie
dello spirito che si concretizzano in sequenze di racconti, lasciati
poi alla sensibilità definitoria di chi osserva.
"Ballando un tango di pugliese" 2006 olio su tavola cm. 130x90 |
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"Autoritratto" 2006 olio su tavola cm. 100x90 |
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La passione per la fotografia aggiunge poi l'ingrediente che dà struttura
di credibilità all'immagine e, nel contempo, cattura attimi
della cronaca colta nella casualità del quotidiano. Quel taglio
compositivo resta anche nell'architettura del dipinto, dove si rimarca
la connessione tra elemento luminoso e forme della realtà nella
creazione di
atmosfere, nelle quali vibra intensa la virtualità di un luogo,
che è il territorio percorso dall'emozione prodotta dall'esistente,
anche dai suoi riflessi più consueti. Per questo la rassegna "La
luce tra spazio fisico e virtuale" sintetizza nel titolo un segmento
concettuale che unisce due polarità antagonistiche, eppur strettamente
congiunte in una poetica, dominata proprio dalla luce. La ricerca si
fonda sulla possibilità di utilizzare una sorta di diario di
registrazione di fatti, episodi, persone, circostanze climatiche, atmosfere
umane, su cui poi Sgarbossa elabora un proprio mosaico di sensazioni
visive, incanalate in precisi ambiti d'osservazione.
"Antonella" 2006 olio su tavola cm. 100x80 |
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"All' international dance" 2006 olio su tavola cm. 90x80 |
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Il sole è protagonista assoluto delle opere, proprio per la
cura dell'artista di scegliere i momenti della giornata, in cui i raggi
filtrano obliquamente, dando alle figure la possibilità di affermarsi
anche in virtù delle ombre lunghe che ne protendono i lineamenti
sul piano. Queste risultano sempre fattori attivi nell'economia del
dipinto, dove il chiaro e lo scuro sono derivazioni da un'unica matrice,
la fonte che dà sostanza volumetrica alle forme, facendole vivere
in un contesto di fisicità, dentro il quale si attiva ogni volta
quel circuito sottilissimo di comunicazione con la virtualità del
quadro, per quel dialogo sommesso dei soggetti umani con se stessi,
con l'ambiente in cui sono inseriti, con la luce che talora li esalta
nelle rispettive fattezze, nei gesti, nelle pose, negli abbandoni a
una sospensione tra il peso della realtà e la leggerezza del
pensiero che essi medesimi stimolano. Lo sguardo meticoloso al dettaglio
raggiunge esiti virtuosistici nella resa di corrispondenza con l'esistente
e ciò è pienamente verificabile in numerosi interventi,
che possono avere valore esemplare: il tatuaggio che trapela dalla
rete delle calze, l'evidenza dei muscoli tesi nello sforzo di un passo
di danza, l'espressione di volti impegnati a interpretare un balletto
classico, i panneggi di una tela bianca che funge da metaforica alcova,
la tessitura di un pavimento ligneo sulla cui lucidità si specchiano
le presenze ritratte.
"Manovre della stazione" 2006 olio su tavola cm. 90x90 |
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"Prove di Claudia" 2006 olio su tavola cm. 90x90 |
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La vena di Sgar-bossa incide in quell'area magica che trasforma qualsiasi
spazio, anche quello esterno, in un perimetro privato, nei cui ritmi
ed emergenze l'artista ritrova il modo per una sintonia con i propri
battiti personali. Da questo punto di vista, quando una scena del reale
viene trasposta sulla tavola, cessa di essere racconto e diviene scatto
emotivo, guizzo sensoriale, evocazione di uno slancio poetico impegnato
a neutralizzare la ponderalità del reale per assegnargli la
levità tipica di un afflato lirico, portato a dare dimensione
spirituale alle cose, anche a quelle comunemente ascritte alla categoria
dello scontato: una sequenza di ciottoli, inquadrati in una prospettiva
geometrica come scansione dello spazio cittadino, una porzione di mercato
ripresa nel momento di maggior afflusso, una dislocazione di lastre
lapidee poste a pavimentare un ambito urbano, i particolari di una
tappezzeria apparentemente marginale nel contesto compositivo, ma eletta
a nucleo di relazione dialettica intensa con le altre componenti del
dipinto. Nella sua riflessione, l'artista indugia sul contrasto di
alcune evidenze che va a considerare con l'acutezza di uno spirito
critico, spinto a volte al piacere di un gioco di bilanciamento significante
fra estremi.
"Metropoli" 2006 olio su tavola cm. 80x80 |
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"In centro Udine" 2006 olio su tavola cm. 80x80 |
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Ne sono esempi chiari la proposta di una megalopoli orientale, sempre
e comunque in fibrillazione dinamica, e di squarci di provincia, dove
le ore del silenzio collimano con la necessità di assaporare
il gusto del bozzolo protettivo della casa. I contorni delle tematiche
allargano le proprie linee progettuali andando a fissare appunto il
senso antinomico offerto dalla realtà di ogni giorno, da quello
più familiare a quello più remoto, inquadrando circostanze
in dialettica relazione tra loro: posa e movimento, emblemi della civiltà di
ieri e di oggi. Certamente l'artista cattura con la macchina fotografica
istantanee che contengono il germe per un'avventura della fantasia
e gli scatti mai sono casuali, ma inseriti in un contesto, dove i protagonisti
recitano secondo un copione direttamente ispirato dal pittore. Il suo
racconto si snoda attraverso spazi, in cui trova motivo per entrare
in sintonia con frequenze molteplici: il fascino di un tempo andato,
non ancora costretto dallo strapotere della tecnologia, che vive su
meccaniche reali e virtuali, tutte differenti da oggi.
"E' tardi dove sei" 2006 olio su tavola cm. 80x80 |
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"Ma cosa sto facendo" 2006 olio su tavola cm. 120x90 |
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La locomotiva a vapore è il giocattolo di sempre, il simbolo
della voglia di andare, di consumare le lontananze tra poli distanti
in viaggi fantastici; il mezzo che aveva dato ai futuristi linfa intellettuale
per le loro epiche della velocità è lì ad alimentare
i sogni di oggi, esibendo un'anima che sbuffa e con il vapore dilata
a dismisura gli effetti di luminosità del quadro; qui i chiaroscuri
sono tutti impostati per dare pregio al ruolo prevaricante della luce,
che accarezza oggetti e persone dando loro volume e fisionomia anche
nel movimento. Mentre gli autoritratti o i ritratti (un genere congeniale
alla capacità di interpretare il carattere delle persone) contengono
il pregio di un equilibrio seducente fra la fedeltà al soggetto
e la libertà di innestarvi, da parte dell'autore, la propria
intelligenza interpretativa. Uno degli ambiti di indagine preferito
da Antonio Sgarbossa è proprio il fattore dinamico, relativo
all'impostazione della sua pittura. La sua straordinarietà è data
soprattutto da un uso del colore che, al primo impatto, dà l'illusione
di una tendenza al monocromo, mentre in effetti è "una
soluzione pulviscolare di tinte e di nuances, impastate sovente con
olio di lino e cera liquida, che avvolgono la composizione in un abbraccio
caldo e lieve.
Enzo Santese
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