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L'immagine e il silenzio


Provincia di Udine
Assessorato alla Cultura


Città di Tolmezzo
Assessorato alla Cultura

Aldo Andreolo
(a cura di Enzo Santese)

Palazzo Frisacco
Città di Tolmezzo (UD)
22 aprile - 21 maggio 2006

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L'ispirazione di un artista, quando è limpida nelle sue linee portanti e ricca nelle sue formulazioni, rivela con chiarezza la propria matrice generante, che in Aldo Andreolo è la sintesi di una sintonia tra la derivazione metafisica e surreale, da una parte, e la realtà vista con il filtro selettivo della poesia, dall'altra. Vari autori attingono al territorio della pittura e della grafica con la medesima forza espressiva, mutuando anzi dall'una all'altra disciplina motivi e slanci che la potenziano sul versante lirico. Andreolo lo fa sistematicamente attivando quel cumulo di energie che confinano l'opera in un'area di piena riconoscibilità.

Basta osservare le scene che animano questa mostra, autentiche finestre aperte verso ambiti, dove si è acquietata per incanto la frenesia della contemporaneità, dove l'attivismo esasperato del quotidiano si è instradato lungo tragitti di silente serenità, animata semmai dal calore di una luce avvolgente, in spiagge dove il sovrappopolamento è solo un ricordo; il tutto mentre le sedie cadenzano lo spazio di una vivibilità diversa, quella catturata nella dimensione del sogno e trasposta nella rappresentazione sulla tela, che è stadio evocativo di sentimenti e desideri covati a lungo nella pellicola della coscienza. L'artista sa captare pulsazioni appena percettibili e sensi nascosti, tensioni sotterranee e situazioni implosive della realtà, quelle stesse che danno la "temperatura" esistenziale, e imprime all'immagine un'efficacia d'impatto coinvolgente sul piano emotivo e su quello concettuale. Gli istantanei trasalimenti di un tempo immemore colmano l'animo di chi guarda, attirandolo in un territorio capace di attutire i rumori del mondo odierno, troppo lontano dalle immagini di questa pittura per non esserne un contraltare. L'immobilità cristallizzante delle situazioni considerate da Andreolo mimetizzano lo scatto ellittico dell'opera stessa, la sua attitudine ad esaurire in sé la forza poetica e a rimandare nel contempo ad altri, molteplici sbocchi significanti.

Le cose che si offrono allo sguardo, con il loro carico di evidenze narrative, presuppongono azioni precedenti e sviluppi a venire; in questo senso la pittura esibisce la sua spinta al rimando, alla funzione transitiva di un film fermato in una sequenza, dove l'idea dell'abbandono è solo momentanea, un'intermittenza del vivere odierno, un desiderio di solitudine in un confronto con la dilatazione inebriante degli spazi dello sfondo. Talora le carcasse di automobili appaiono isolate in un contesto che reclama il tempo passato e segna una distanza dall'attualità. Ma protagonisti della pittura sono anche le nature morte, i paesaggi, gli interni che diventano esterni scambiandosi i ruoli funzionali, gli oggetti come evidenze della presenza umana, allusa in maniera perentoria anche quando non è esplicitata. Esiti stranianti può avere la collocazione incongrua di oggetti in ambienti dominati da una sospensione metafisica; così come le donne assorte in un clima onirico di grande nitidezza oppure in una zona ai margini di una fisicità che sta per rarefarsi nell'indistinto. Andreolo rende la figura femminile un'autentica icona del presente, colta in posizioni diverse che, da quadro a quadro, la fanno ruotare dislocandola in sintonia con alcuni minimi riferimenti oggettuali.

Il valore emblematico di alcune "presenze" sta anche nel fatto che sono strappate alla cronaca d'ogni giorno e schierate in posa, quasi in un naturale palcoscenico di fronte a chi guarda; l'idea dell'avvolgimento ha una sostanza metaforica, come è il caso delle poltrone, che il disuso compone in una sorta di imballo protettivo in cui l'artista gioca con gli effetti di luce, prodotti da una fonte diretta verso il soggetto. I relitti traducono in immagini l'evidenza di una società dei consumi, continuamente sospinta a rincorrere il nuovo senza eliminare il vecchio; il loro installarsi in piazze e luoghi desertici aumenta a dismisura il tratto di magia e mistero insito nella pittura di Andreolo, un libro aperto sulle narrazioni di vicende ai margini del credibile, che divengono attuali e probabili proprio per il gradiente simbologico che contengono.

Le edicole dei giornali è tema caro ad Andreolo che le interpreta quali vetrine, dove la contemporaneità viene centellinata sulla carta di quotidiani e riviste, ammassate in un'offerta che è proporzionale al carattere della società della comunicazione in tempo reale. Le figure femminili sono a volte tanto tenui da apparire evanescenti, isolate in un momento di anonimato misterioso, visto che i lineamenti e i dati fisionomici sfuggono alla percezione del fruitore. Il gioco combinatorio, talora sospinto fino all'accensione dialettica, mette in risalto la linea dominante di un orizzonte che amplifica con la sua lontananza gli effetti risonanti della scena.

Vena surreale e tendenza a una solitudine innaturale cristallizzano la scena in una sequenza, che sembra l'ultima, di un tempo arenatosi in un'immobilità inquietante eppur sollecita ad offrire i termini per una partecipazione all'evento dell'osservatore. C'è indubbiamente volontà di ammantare gli ambienti delle sue opere con un incanto, portato a riflettere le risonanze di luoghi e situazioni dell'animo umano. E sulle altane, altro motivo ricorrente nella ricerca di Andreolo, per il cumulo di significati che l'artista vi ritrova, reperti della classicità portano il senso di un pensiero che cattura l'antico nella sostanza di un eterno oggi, scandito dalla luce di un sole fisso sull'orizzonte, a contravvenire le leggi della dimensione temporale.

Enzo Santese

 
 

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