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Artisti: Concetto Pozzati
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Concetto Pozzati è nato a Vò di Padova il 1/12/35.
Vive a Bologna.
Dal '55 partecipa alle principali manifestazioni internazionali,
tra le quali: Biennali di Venezia del '64,'72,'82; Biennale di San
Paolo del Brasile nel '63 e '94, di Tokyo nel '63; Dokumenta di Kassel
nel '64; Biennale di Parigi nel '69; Quadriennali di Roma del 1959,
1965, 1973, 1974 e 1986; alle rassegne italiane di città del
Messico, Vienna, Barcellona, Chicago, Parigi, Londra, Kyoto, Francoforte,
Berlino, Marsiglia.
Tiene personali a Bologna, Milano, Roma, Torino, Verona, Genova,
Napoli, Firenze, Venezia, Messina, Udine, Dusseldorf, Belgrado,
Zagabria, Graz, Ljubjana, New York, Friburgo, Bremen, Parigi,
Basilea, Bruxelles,
Tokyo, Amsterdam, Francoforte, Ulm, Bonn, Copenaghen, Barcellona,
S.Paolo del Brasile, Montecarlo. Antologiche a Palazzo della Pilotta,
Parma nel '68; a Palazzo Grassi, Venezia, nel 74; a Palazzo delle
Esposizioni, Roma, nel 76; al Museo Forti, Verona, nell'86; ai
Musei di Bologna e Modena nel '91. Nel 1996 antologica alla Rocca
Malatestiana
di Fano e a Palazzo Lazzarini a Pesaro. Nel 1997 antologica a Palazzo
Massari a Ferrara e alla Pinacoteca dei Concordi a Rovigo. Nel
1999 antologiche alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Termoli
e al Centro
S. Apollonia di Venezia; nel 2002 personale all'Artcurial Centre
D'Art Contemporain di Montecarlo e al CSAC Università di Parma,
Palazzo della Pilotta.
È
stato ordinario della cattedra di pittura dell'Accademia di Bologna,
dopo aver insegnato a Firenze e Venezia ed aver diretto l'Accademia
di Urbino. È stato assessore alla Cultura del Comune di Bologna
dal 1993 al 1996. È accademico di S. Luca. Nella sua lunga
carriera ha avuto numerosi incarichi da Musei italiani e stranieri
per allestire rassegne d'arte contemporanea, partecipando insieme
a storici e critici a comitati scientifici.
Nel 1998 è stato direttore artistico della Casa del Mantegna
di Mantova.
Ha prodotto dal 1959 circa 300 matrici per litografia, serigrafia
e acquaforte e ha pubblicato cartelle insieme, tra gli altri,
a Mirò,
Fontana, Tapies, Vedova, Dorazio, Wunderlich, Scanavino, Saura,
Melotti, Novelli, Schifano, Adami, Baj, Bendini, Dova, Guerreschi,
Genoves,
Del Pezzo, Tadini, Nespolo, Cuniberti, Paladino, De Vita, Sanfilippo.
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L'artista è al centro della vicenda culturale italiana da qualche
decennio con una capacità straordinaria di proposta, che viaggia
attraverso molteplici dimensioni del sentire. Dai tempi (gli anni '60)
in cui afferma il suo ruolo di protagonista solitario nell'area della "pop
art" fino ad oggi, inanella una serie di cicli che non si definiscono
solo per i contenuti tematici, ma per la traduzione dei suoi concetti
d'espressione, sempre e comunque, dentro la cifra puramente pittorica
anche quando utilizza i materiali più disparati. La matrice generante
della poetica di Concetto Pozzati è la confidenza con la pubblicità,
ambito nel quale ha lavorato a lungo con risultati di assoluta efficacia
e incisività.
L'analisi dei meccanismi percettivi e il loro funzionamento
nella psicologia di massa hanno creato i presupposti per un'immagine,
che si prospetta all'occhio di chi guarda con più livelli di leggibilità.
A partire da quello frontale, che innesca il processo reattivo del fruitore,
portato a organizzare un percorso mentale di conquista progressiva di
susseguenti ulteriori informazioni. Queste, tradotte in pittura, sono
veicoli d'emozione soprattutto quando la figura è sospinta a riconoscersi
in un emblema, tracciata com'è con pochi guizzi, in un lavoro
quasi da graffiti, sino a sostenere una sollecitante dialettica con l'"oltre",
quel territorio che inizia dal quadro e finisce con la sua profondità significante,
variabile secondo il livello sensibile di chi guarda.
Diciotto opere
di grande formato costituiscono la struttura di questa rassegna impostata
sui più recenti cicli pittorici dell'artista dal 1991 al 2004: "Impossibile
paesaggio", "Sentinelle della pittura", "Tutto di...testa" e "II
pittore è il burattinaio". Nel primo, il quadro si apre su
una realtà dove la traccia del paesaggio persiste anche dopo la
sua scomparsa, in una dialettica affascinante tra luogo e non-luogo.
Nel secondo gli uccelli, creature capaci di vedere il mondo dall'alto,
sono metafore di un'attenzione precisa alle problematiche che investono
il panorama dell'arte.
In "Tutto di...testa" numerosi volti
affidano allo sguardo il senso della loro indifferenza o della loro partecipazione
alle vicende della realtà quotidiana. "Il pittore è il
burattinaio" è il perimetro di una rinsaldata consapevolezza
nella funzione dell'artista nel sistema dell'arte, del suo destino di
guida nei processi creativi e nelle azioni conseguenti. La superficie è un'area
dove proliferano epifanie misteriose e combinazioni figurali, ricalcando
proprio la strategia di comunicazione pubblicitaria; il tutto avviene
talora con uno scardinamento degli spazi logici come di un film che scorre
in verticale, dando la sensazione di una profondità da ricercare
a partire dalla formulazione dell'opera finita.
Questa peraltro lascia
sempre aperto uno spiraglio di ricerca e un margine di interpretazione
per il fruitore, invitato dal carattere stesso della pittura a "entrare" nello
schema narrativo. Pozzati è per certi aspetti un affabulatore
che usa la sapienza di un costruttore di icone della contemporaneità,
dove è possibile rintracciare il capo del filo per orientarsi
nel labirinto dell'odierna realtà quotidiana.
Enzo Santese
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